L'affare Gattonero


Loading Bluesky post...

In alto, il thread post di Gattonero. Se non è più disponibile, ci sono gli screenshot in fondo.


Quello che fa Gattonero in questo thread post, in modo molto preciso e sofisticato, è costruire una cornice teorica enorme sul trauma dell'identità gay, la sottocultura tossica e il conformismo di gruppo (che è per larghi tratti condivisibile e anche scritta bene) per poi infilarci dentro il proprio caso specifico come esempio del pattern, invece di porsi come oggetto d'esame.

Se io premetto "la comunità è tossica, appiattisce, ostracizza chi rompe lo schema", poi quando arrivo a raccontare cosa è successo a me, non sto più raccontando un litigio, sto raccontando un caso clinico di dinamica di gruppo, un bel trucco retorico in cui divento la prova vivente della teoria che espongo, il che è molto comodo perché sposta ogni critica ricevuta da "contenuto specifico di quello che ho fatto" a "sintomo del sistema malato che mi perseguita". In questa parte sfrutto quindi l'espediente della tossicità del gruppo per non guardare alle mie responsabilità.

Notiamo anche il lessico che sceglie per sé, come "iperanalisi", "poco accomodante", "elemento di disturbo delle dinamiche": queste sono tutte etichette che suonano quasi come difetti, ma sono in realtà forme travestite di superiorità intellettuale, per affermare di essere l'unico lucido in mezzo al gregge, mentre gli altri sono isterici (Fauci78), ipocriti (Fla85), vigliacchi (Zhronne, Pecio), traditori (Anto86). L'area semantica riservata a sé è quasi clinica e paziente, invece quella riservata agli altri è giudicante e sprezzante, con quest'asimmetria che è l'indicatore più affidabile di un impianto persecutorio, dove lui è l'oggetto neutro di analisi, e loro sono attori con colpe morali.

Anche la parte in cui dice "sono praticamente tutti uguali, praticamente intercambiabili… tutti, in sostanza, dicono le stesse cose" è interessante, qui non si limita a descrivere un conformismo sociale ma dice esplicitamente che gli altri sono fungibili, banalmente senza voce propria, mentre lui invece no. È probabilmente uno dei passaggi più diretti di tutto il testo, dove la comunità è una "gestalt" indistinta e lui è l'unico elemento con una personalità che rompe lo schema.

C'è inoltre un pezzo brevissimo ma estremamente indicativo che passa quasi inosservato, e che dice "comprese quelle che mi vedono corresponsabile" (in riferimento alle dinamiche tossiche).

Questo è interessante perché è il tentativo più esplicito di autocritica in tutto il pezzo, ma se notiamo com'è costruito, vedremo una subordinata di sei parole buttata lì senza sviluppo, incorniciata da "io ho visto l'arazzo" e "ho capito tutto" prima e dopo. È un'ammissione di facciata che serve a comprarsi un po' di credibilità ("vedi, sono obiettivo, riconosco anche le mie colpe") e che non costa nulla in termini di contenuto, perché non dice quali colpe, non le sviluppa, e in definitiva non cambia la conclusione del pezzo.

Chiude dicendo che serve chiarezza, e lo fa citando pubblicamente utenti specifici con accuse specifiche, dopo essersi appena descritto come vittima di persone che fanno esattamente questo.

Loading Bluesky post...

Gliel'avevo già fatto notare a luglio, e lui lo rifà uguale identico a settembre, solo confezionato meglio. Il dato comportamentale più solido che abbiamo è che non è cambiato niente nella sua condotta, eccetto forse la cornice narrativa che la giustifica.

Ora leggiamo l'addio: "Mi sono già sfilato… tagliato i contatti" è costruito come atto di superiorità, perché lui non se ne va sconfitto, ma lo fa perché ha compreso il meccanismo e sceglie di elevarsi fuori da esso. "Non credo che questo thread serva a qualcosa… ma almeno è tutto ben chiaro" fa intuire che lui è l'ultimo a parlare, l'unico che lascia un testamento che gli altri dovranno leggere.

Il suo post arriva dopo due mesi di silenzio totale, cioè dopo che chiunque altro nella vicenda aveva ragionevolmente considerato la questione chiusa. Lui la riapre da solo, unilateralmente, quando vuole lui, con la forma che vuole lui, e la richiude da solo, dichiarando che "il thread non servirà a cambiare il mondo" ma comunque lo pubblica, ed è questo è il punto: non gli interessa solo "avere l'ultima parola" nel senso banale di rispondere per ultimi in una discussione, è proprio lui che decide quando la discussione inizia e finisce, chi viene nominato, e soprattutto lo fa in un contesto (di cui parlerò dopo) dove nessun altro può nemmeno tentare di avere la propria ultima parola nello stesso spazio.

Il bisogno di controllo narrativo totale spiega che la disabilitazione dei commenti (dettaglio a seguire) non la fa tanto per evitare insulti, ma per impedire che qualcun altro possa chiudere la conversazione con un'obiezione che lui non può ribattere in tempo reale, nello stesso spazio, e con lo stesso pubblico.

Il bisogno di controllo spiega anche l'assenza di dubbio, perché chi ha bisogno di chiudere sempre lui la questione non può permettersi di lasciare margini di ambiguità aperti, visto che l'ambiguità è terreno che altri potrebbero occupare per contestare la sua versione, e il dubbio, in un sistema così, è dimostrazione di una tattica debole.

Il bisogno di controllo spiega infine la selezione dei "colpevoli", perché nominare sei persone specifiche con accuse specifiche, per poi chiudere lo spazio di replica, è l'atto con cui si scrive la versione ufficiale dei fatti e ci si assicura che resti incontestata nella memoria collettiva di chi legge.

Il post si chiude con "In bocca al lupo per tutto, e vaffanculo" ed è quasi straniante, perché tutto il testo si presenta con un registro pseudo-clinico, quasi accademico ("analisi a freddo", "dinamiche", "gestalt"), e poi la chiusa crolla nel turpiloquio diretto. Questo scarto tra registro alto e chiusa aggressiva è tipico di chi vuole sembrare sopra le righe emotive per tutto il pezzo, salvo tradirsi nell'ultima riga, svelando quanta fatica abbia fatto a tenere a bada la rabbia retoricamente, fino all'ultimo momento possibile.

Tornando alla questione del dubbio, vediamo che non c'è una sola domanda vera rivolta a se stesso, del tipo "perché reagiscono in così tanti, se il problema fossero davvero loro e non io?" o "cosa avrei potuto fare diversamente?". C'è una sola concessione fatta ("comprese quelle che mi vedono corresponsabile") di cui abbiamo già parlato, buttata lì senza un'elaborazione matura degna di nota, o quantomeno di senso. Un'analisi vera, anche una fatta con rabbia, di solito lascia tracce di dubbio autentico, qui invece il dubbio è assente. Il punto non è che Gattonero sia certo di avere ragione, quello sarebbe già un dato interessante ma diverso, il punto è che il testo è scritto in modo tale da non lasciare spazio al dubbio, indipendentemente dalla realtà dei fatti. Da una parte abbiamo lo stato mentale (che possiamo solo intuire, senza conoscerlo davvero) e dall'altro una scelta retorica (che osserviamo direttamente nel testo).

Guardiamo come è organizzata l'unica concessione che fa:

"Io ho visto quest'arazzo e ho ben presente tutte le dinamiche, comprese quelle che mi vedono corresponsabile. Ma non voglio partecipare a questa tossicità né voglio far passare tutto questo per normale."

Notiamo la struttura, con ammissione seguita immediatamente da "Ma", che è la congiunzione avversativa che nel testo neutralizza immediatamente l'ammissione stessa. È il banale meccanismo retorico in cui dico la cosa che mi costa poco dire e subito dopo uso una congiunzione avversativa per tornare subito sul binario originale. Se l'ammissione fosse stata reale, ci si aspetterebbe che generi una domanda successiva, tipo "quindi forse dovrei chiedermi se…", invece genera una riaffermazione della propria posizione morale.

Sullo stesso piano del dubbio, un'altra sfaccettatura è vedere come Gattonero descrive il non prendere posizione altrui. Infatti, di Zhronne e Pecio dice che si sono confrontati privatamente, hanno riconosciuto che gli attacchi erano eccessivi, ma non sono intervenuti pubblicamente, e lui liquida questo come codardia, "deresponsabilizzarsi", "botte piena e moglie ubriaca". La verità è che quello che fanno Zhronne e Pecio è esattamente l'esercizio del dubbio che a Gattonero manca, ovvero loro si confrontano, riconoscono ambiguità nella situazione (gli attacchi erano eccessivi, MA forse anche Gattonero aveva le sue colpe, quindi meglio non esporsi), e restano in una zona grigia. Gattonero invece non ha zone grigie, nel suo racconto lui è vittima e loro sono complici per omissione, fine dei giochi. Non c'è nessun "forse in parte avevano ragione a restare cauti perché la situazione era davvero ambigua".

Questo pattern di mancanza di vero dubbio verso se stesso, e divieto delll'esercizio del dubbio agli altri è coerente con uno stile di pensiero rigido sull'immagine di sè, dove ogni informazione che potrebbe confermare un proprio limite viene subito riletta come prova a carico di qualcun altro, ed incidentalmente è lo stesso meccanismo con cui nel post ricodifica ogni critica ricevuta in questi mesi come sintomo della tossicità del gruppo, invece che come riscontro almeno in parte fondato.

Possiamo verificare se questa lettura regge o se stiamo sovrainterpretando, cercando nel testo una frase in cui lui dice "avevo torto su [qualcosa di specifico]" o "capisco perché [qualcuno specifico] si è arrabbiato con me per [motivo specifico]": non la troviamo. C'è solo quella frase generica sulla corresponsabilità, senza un solo esempio concreto di elaborazione adulta.

Questo è il test più semplice e solido per verificare quando il dubbio autentico produce dettagli e il dubbio di facciata produce genericità.

L'analisi testuale potrei concluderla qui, ma c'è dell'altro che esula dalla retorica e poggia su modalità e tempi di pubblicazione sulla piattaforma.

Il post è stato pubblicato alle 3 di notte, con accuse nominali senza uso degli handle, con i commenti disabilitati e citazioni concesse.

Postare alle 3 di notte, con commenti disabilitati, un testo lunghissimo e curato (vediamo che non è un post buttato giù di getto, ha una struttura argomentativa precisa con riferimenti sparsi e una chiusa studiata) è un dato che punta fortemente verso la premeditazione, difficilmente quindi è stato scritto d'impulso. Un rant scritto d'impulso a caldo, alle 3 di notte, di solito è più sconnesso, ripetitivo, meno organizzato in capitoli tematici (trauma identitario, sottocultura tossica, caso personale, elenco nominale delle colpe altrui, chiusa). Questo invece ha l'architettura di qualcosa di scritto e rivisto, poi tenuto in bozza, poi pubblicato a un orario specifico.

Ci siamo svegliati e l'abbiamo trovato lì, già confezionato, senza aver potuto reagire nel momento in cui veniva scritto, e questo è un altro elemento d'interesse, in quanto non è un thread che si costruisce piano piano nel corso della giornata con reazioni progressive a cui l'autore può rispondere o correggere il tiro, ma diventa un artefatto finito che cade addosso a tutti nello stesso istante. Questo crea inevitabilmente un senso di straniamento, in quanto viene a mancare lo spazio e il tempo per processarlo individualmente prima che diventi argomento di conversazione di gruppo, ed è l'equivalente sociale di un comunicato stampa rilasciato il venerdì sera per massimizzare l'effetto sorpresa e minimizzare il tempo di reazione organizzata.

L'orario non serviva a "farsi vedere da pochi", ma a garantirsi zero possibilità di contraddittorio nelle prime ore critiche, quelle in cui di solito un post di questo tipo o si sgonfia per mancanza di eco, o esplode. Pubblicandolo di notte e chiuso, ha eliminato la prima possibilità e favorito la seconda, senza che nessuno degli accusati potesse intervenire prima che il tanto desiderato presunto danno reputazionale nei confronti delle persone citate fosse già fatto.

Oltre a questo, il post si presenta come un'analisi "a freddo", con un tono pacato e ragionato, ma un'analisi vera regge il confronto, e se è fondata non teme la smentita. Per questo, disabilitare i commenti su un pezzo che nomina persone specifiche con accuse specifiche è una scelta evasiva e costruita per evitare il contraddittorio, e significa "pubblico un atto d'accusa dettagliato e mi assicuro che nessuno degli accusati possa rispondere nello stesso spazio, con lo stesso pubblico e nello stesso momento", e furbescamente progetta quindi un'asimmetria di potere.

Una vera "analisi a freddo", per meritare quel nome, dovrebbe reggere il confronto con chi viene nominato. Se Fauci78, Zhronne, Fla85 leggono di essere descritti come isterico, codardo, ipocrita e non hanno nessuno spazio nello stesso post per dire "non è andata così" o "hai frainteso quel like", sono privati della possibilità di difendersi. Quindi questa scelta sposta il conflitto tutto a favore di chi ha già la parola e già ha l'ultima parola.

Inoltre, c'è un'asimmetria durissima da notare: chi nomina qualcuno senza @, come in questo caso, non impedisce che quella persona lo scopra, si limita solo a impedire che lo scopra dalla piattaforma stessa, in automatico e subito. Nella pratica, però, in una rete sociale piccola e interconnessa come quella descritta da Gattonero (la community gay italiana su Bluesky dove tutti si conoscono e tutti si seguono), il post arriva comunque ai diretti interessati, ma glielo deve segnalare qualcun altro. Quindi la scoperta avviene sempre mediata da terzi e con un ritardo, spesso dopo che il post ha già girato ed è stato letto e commentato altrove, già metabolizzato dal gruppo.

La persona nominata scopre di essere stata pubblicamente accusata non dal thread stesso, ma da un amico che gliela manda con un "hai visto?". Arriva alla notizia che "tutti ne stanno già parlando", mai al post nel momento del suo shock iniziale, quando ancora potrebbe processarlo con più lucidità prima che diventi materiale di conversazione collettiva. Questo elemento rafforza moltissimo quella lettura data precedentemente sul bisogno di controllo, in quanto non si limita a "voglio avere l'ultima parola nello spazio del mio post", ma si espande verso "voglio controllare anche il momento in cui tu vieni a sapere che sei stato coinvolto", ed è un livello di controllo narrativo ulteriore in cui decido io quando la storia comincia per te, non tu.

E quindi, se io voglio contestare qualcosa, mi ritrovo davanti a un'altra sua idea ingegnosa, molto elegante e allo stesso tempo subdola: l'unico strumento che mi rimane è il quote post, che quindi mostra il post originale e lo fa comparire nel feed di chiunque mi segua, aumentando la visibilità del post citato. Il risultato è che ogni tentativo di critica diventa carburante per l'engagement del post che si vuole criticare. Grazie a questa lucidità di calcolo, ottiene l'effetto di massimizzare l'esposizione del proprio racconto, sperando in un minimo rischio di contraddittorio diretto, con il risultato che chiunque provi a contestare finisce per fargli da megafono.

Questo collima p con quello che abbiamo già visto, con un testo che si autodescrive come portatore di "chiarezza" contro chi tace e o minimizza, ma la forma scelta per diffondere questa chiarezza è progettata per non essere rifiutata in tempo reale, e sta sullo stesso piano della finta autocritica di prima dove abbiamo un gesto che sembra di apertura ("vi metto tutto alla luce del sole") ma è costruito per non ricevere nulla indietro.

Abbiamo letto un tentativo di elaborazione onesta di un conflitto complicato, scritto con grande cura retorica e travestito da introspezione, ma la sintesi di tutto è che l'intenzione di Gattonero, anziché processare gli eventi e il conflitto, è stata di pubblicare la sua personale sentenza blindando l'aula del tribunale mentre lo fa.



🤡